OSPEDALE ANOALITE

A Mungbere, nel Nord Est della

Repubblica Democratica del Congo
pigmei

Il rapporto del 2011

Il rapporto dello scorso anno vorrebbe inaugurare un nuovo stile che si adatti al nuovo formato. 
Senza riprendere tutte le rubriche che possono essere consultate nelle pagine in cui vengono presentate le attività e le statistiche del lavoro svolto, cercheremo di analizzare in quale misura abbiamo cercato di raggiungere gli obiettivi che l'Ospedale Anoalite si è prefisso. Prendendo in esame quanto è stato realizzato ci sarà più facile anche pregrammare il lavoro per i prossimi anni. 

Rileggendo lo statuto dell'ospedale si possono identificare i seguenti obiettivi:

La domanda nel futuro non potrà che aumentare, sia a causa della demografia, ma anche perchè l'educazione dovrebbe modificare progressivamente l'orientamento della domanda. Il tasso di natalità ancora molto alto creerà un incremento delle attività preventive e curative per la popolazione femminile in età fertile e per i bambini di meno di 5 anni. E' difficile fare previsioni favorevoli sullo sviluppo economico e sociale della nostra regione a tempi brevi. L'isolamento, le difficoltà di comunicazione, l'impoverimento progressivo della popolazione e una classe politica completamente assente (in realtà presente, ma con la voracità del rapace che guarda alla popolazione come al proprio territorio), lasciano immaginare che nei prossimi cinque anni non saranno disponibili risorse supplementari per favorire l'accesso alle cure della maggior parte della popolazione. Il controllo delle malattie infettive è già ora insufficiente e non potrà facilmente migliorare. Le malattie non infettive si stanno rapidamente imponendo e quelle croniche causeranno un ulteriore aggravio sul lavoro e la destinazione delle risorse destinate alla salute. La crisi delle famiglie e l'estensione delle attività di estrazione di materie preziose e la promiscuità conseguente rischiano di aumentare ancora il tasso di trasmissione del virus dell'AIDS. 

Tutte queste ragioni ci fanno imamginare che il carico di lavoro, sia il numero di malati da consultare che di ricoveri, aumenteranno nei prossimi 5 anni. Purtroppo un'altra ragione di questo aumento previsto è l'impressione che la qualità delle cure assicurate dalle altre formazioni sanitarie esistenti in regione non miglioreranno. L'introduzione di nuove attività specializzate, anche cercando di limitarsi a ciò che è più semplice, causerà un incremento ulteriore del numero di malati provenineti da altre regioni. E' un fenomeno che già stiamo osservando e che esige una programmazione efficace.

Offrire delle cure di qualità alla popolazione  

Il tasso di frequentazione è certamente un buon indicatore della qualità dei servizi prestati. Sia le consultazioni ambulatoriali che i ricoveri sono aumentati nello scorso anno rispettivamente del 46.2% e del 28.6%. Non si tratta solamente dell'ospedale, ma anche dei dispensari periferici. Il totale dei nuovo casi consultati nell'insieme son passati da 7906 del 2010 ai 9318 dello scorso anno. Probabilmente gli sforzi prodigati per migliorare la qualità delle cure sono stati molto più importanti per le attività svolte in ospedale, ma la ricaduta si è fatta sentire anche in periferia. I dispensari sono completamente autogestiti, anche se una supervisione regolare garantisce un discreto controllo degli standards applicati. Lo scorso anno non è stato possibile dedicare più tempo del solito alle visite e alla formazione continua del personale, nonstante ciò possiamo interpretare l'incremento del numero di malati consultati e ricoverati in osservazione in questi centri periferici come una ricaduta dei miglioramenti avvenuti in ospedale. D'altra parte i malati identificano i dispensari con l'ospedale stesso sebbene la qualità delle cure non sia molto migliore di quella offerta in altri dispensari. Esiste qualche elemento che li fa preferire ad altre formazioni sanitarie esistenti. Penso prima di tutto alla garanzia di trovare dei farmaci quando si è malati. L'approvvigionamento è sempre stato regoalre. Sebbene le difficoltà esistenti per il trasporto, le angherie degli organi dello stato che arriva a tassare fino al 40% i farmaci essenziali, e la distribuzione, durante tutto lo scorso anno non si sono realizzate delle rotture di stock per farmaci essenziali. Anche l'aumento imprevedibile del numero di malati ha reso aleatorio il programma di rifornimenti.
Una seconda ragione che spinge i malati a rivolgersi a noi è l'accoglienza riservata ai malati, il personale è presente e pronto ad offrire assistenza, anche i periferia, dove il personale non ha un orario di lavoro fisso e deve integrare con il lavoro nel propprio campo il magro salario, questo aspetto è centrale nella valutazione del servizio che viene effettuata con regolarità quasi mensile. Certamente la qualità dell'accoglienza del malato è un elemento da promuovere e da difendere anche di fronte alla minaccia che l'aumento della quantità di lavoro può costituire.
Occorre prudenza per sfatare il mito dell'apparecchiatura che è sicuramente un'esca per molti malati che vengono attratti dalla possibiltà di sottoporsi ad esami con delle apparecchiature che acquisiscono nel passaparola da malato a malato poteri pressocchè mitologici. In realtà molti degli esami strumentali che si possono realizzare in ospedale ci costano ben più di quello che è richiesto al malato, senza peraltro aggiungere ammortamenti o accantonamenti per eventuali riparazioni. La qualità delle cure passa anche dal rifiuto di accontentare coloro che inseguono l'illusione della macchina capace di svelare ogni male. Per offrire delle cure di qualità occorrerà limitare sempre più l'uso di strumenti sofisticati all'indispenabile, per ragioni educative ed economiche.

Certamente la fama della qualità dei farmaci disponibili in ospedale e  nei dispensari è eccessiva e la fantasia popolare ci aggiunge un pizzico di superstizione che li trasforma quasi in qualche cosa di magico. Non è raro sentire argomentazione di questo tipo tra i malati che provengono da più lontano e che vogliono a tuttu i costi rientrare con una certa quantità dei medicinali prescritti. Di vero certamente vi è la garanzia di un acquisto da fornitori sicuri, capaci di procedere a controlli periodici sui produttori. Si tratta di uno sforzo organizzativo e economico considerevole, ma scengliendo vie più facilemte percorribili (acqusitare da grossisti di Butembo o di Kinshasa) si rischierebbe facilmente di incappare in farmaci contraffatti.
Anche la gestione del magazzino e il rifornimento son punti importanti per garantire la qualità dele cure. L'isolamento geografico e le difficoltà di comunicazione rendono complicato l'approvvigionamento, esigono un magazzino con scorte per periodi più lunghi e quindi un'immobilizzazione di capitali considerevoli. Anche le perdite per scadenza dei farmaci sono più importanti di quelle normalmente prevedibili, ma l'alternativa è la mancanza di farmaci essenziali. Negli ultimi anni l'aumento imprevisto dei malati ci ha messo difficoltà per evitare le rotture di stock e ci ha indotto a scegliere degli approvvigionamenti via aerea di lotti meno consistenti, ma più frequenti. Abbiamo migliorato la flessibilità, ma con costi di trasporto molto più elevati.
Tenendo conto del probabile aumento di malati così come detto più sopra, occorrerà proseguire con rifornimenti frequenti e con consegne abbastanza rapide. Al medesimo tempo andrà meglio valutata la possibilità di una collaborazione più stretta con Malteseer che ha aperto un deposito farmaceutico ad Ariwara (circa 400 Km da Mungbere).
Sarebbe auspicabile anche iniziare una gestione informatizzata del deposito farmaceutico centrale e delle farmacie dei reparti, in questo caso la difficoltà più grande è la formazione del personale, ma anche il problema energetico non è marginale, la spesa in carburante per alimentare anche i computers dei servizi si aggiungerebbe all'attuale che già assorbe quasi il 10 % del budget dell'ospedale.

Tutti gli ammalati  possiedono un documento sanitario che viene conservato in ospedale per evitarne la perdita. La scelta di asseganre ad ogni malato un codice d'identificazione è iniziata nel 2006, in precedenza ogni malato rimaneva con il proprio quaderno sanitario. I vantaggi del sistema scelto sono relativi soprattutto alla possibilità di seguire continuamente la storia clinica dell'ammalato sia durante i ricoveri che in seguito per le eventuali consultazioni ambulatoriali. il codice d'identificazione viene anche utilizzato per l'amministrazione e permetet anche alle persone che lo desiderano di organizzare una specie di "risparmio sanitario" per assicurare le cure per se e la famiglia in caso di bisogno. Avevamo anche tentato un sistema di credto sanitario per i malati cronici, purtroppo si è trattato di un fallimento perchè benpochi dei malati rimborsava le spese.
I problemi sollevati dal sistema scelto sono legati alla gestione di un numero oramai considerevole di quaderni che occupano spazio e che devono essere catalogati correttamente e con regolarità, l'ideale sarebbe informatizzare l'archivio e la gestione dei nuovi dati su una piattaforma digitale. L'uso di programi "open source" già esistenti ed eventualmente adattati potrebbe offrire nuove opportunità. Resta la grande difficoltà dell'apprendimento da parte del personale dell'uso dei mezzi informatici e il problema energetico.

La qualità delle cure dipende evidentemente dalla qualità della diagnosi, risulta quindi essenziale porre un'attenzione particolare alla qualità del lavoro svolto in laboratorio e in radiologia. Nel primo caso sarà necessario, tenuto conto che useremo ancora per lungo tempo delle metodiche manuali, fare delle verifiche di qualità frequenti e standardizzare il più possibile le procedure.
Un uso più frequente della possibilità esistente di confrontare le diagnosi radiologiche con degli esperti via internet dovrebbe essere utilizzata maggiormente, questo garantirebbe anche una formazione continua durante il lavoro stesso.

Promuovere la formazione del personale sanitario

Il seminario settimanale con tutto il personale dell’ospedale è il momento principale di formazione permanente. Da quasi 20 anni quest’ora settimanale permette di approfondire qualche tema di interesse comune. Per un periodo è stato sperimentato un modulo più specifico per ogni servizio con un programma più dettagliato e con l’obiettivo di migliorare l’attività clinica in qualche aspetto particolare. Dopo un anno siamo tornati al vecchio modulo, meno specifico e più generico, ma capace di coinvolgere tutto il personale sanitario. Si tratta dell’occasione settimanale per uno scambio di idee in modo diretto senza passare attraverso i rappresentanti presenti in consiglio di direzione. Mensilmente anche gli infermieri dei dispensari partecipano all’incontro di formazione a cui viene poi aggiunto un momento organizzativo specifico per il lavoro sul territorio. Alcuni infermieri sono stati inviati in centri specializzati per una formazione specifica in optometria, in kinesiterapia, in otorino e in citologia. Attualmente sono in formazione un tecnico di laboratorio, un infermiere in citologia cervico vaginale e uno in logopedia.
L’ospedale accoglie gli studenti inviati dalle scuole infermieri e dalle università per periodi di varia durata di training. Senza che vi sia un programma di formazione specifico il lavoro svolto accanto al personale più anziano permette a chi sa approfittare dell'opportunità offerta di acquisire una manualità preziosa oltre alla possibilità di consultare libri che non sono generalmente disponibili nelle scuole. Le autorità mediche provinciali inviano regolarmente dei giovani medici per il training obbligatorio dopo la laurea.

Esiste una grande difficoltà per avere del personale sanitario ben preparato e in numero sufficiente, spesso occorre accontentarsi e porre dei limiti alla selezione che sarebbe opportuna proprio per la difficoltà che si in contra nella sostituzione del personale. In questo senso potrebbe essere interessante poter iniziare una scuola infermieri che potrebbe fornire alla regione del personale meglio preparato sia professionalmente che eticamente. Si tratterebbe di un nuovo impegno che si aggunge a quelli già esistenti, ma i benefici a lungo termine potrebbero essere rilevanti.
Dovranno essere ripresi e stimolati gli incontri con i medici sui casi clinici, sarebbe uno strumento efficace per la formazione continua dei medici e permetterebbe uno scambio proficuo sui casi clinici presenti in ospedale.

Educare la popolazione, in particolare le donne, per migliorarne la salute e renderle coscientemente protagoniste della salute della famiglia

Fino ad ora gli sforzi più considerevoli nell’educazione sanitaria della popolazione sono stati spesi nella prevenzione dell’AIDS. Anche durante le vaccinazioni e le consultazioni prenatali e dei bambini si dedica un momento alla educazione delle mamme. Ciononostante occorre riconoscere che non è mai stato fatto un programma di educazione popolare, stabilite delle strategie e degli obiettivi  da raggiungere.

Per ottenere dei risultati duraturi nella riduzione della morbidità della popolazione occorre investire in questo settore anche se la sola educazione se non viene accompagnata dal miglioramento della situazione socio economica della regione rischierebbe di rimanere sterile.

Nei prossimi 5 anni l’ospedale dovrà progettare e avviare un piano di educazione rivolto in particolar modo alle donne, ricercando quali possano essere i mezzi più idonei e i temi che potrebbero suscitare più interesse. Il centro di prevenzione dell’AIDS, che è attualmente sottoutilizzato potrebbe diventare il luogo in cui iniziare le attività. Evidentemente un simile progetto richiede fondi e personale di cui l’ospedale non può disporre attualmente.

Rendere le cure accessibili al più gran numero di persone malate

Gli ostacoli che impediscono a molta della popolazione di Mungbere l’accesso a cure di qualità sono sia economiche, che geografiche e culturali.
Il problema dell’accessibilità geografica è stato affrontato tempo fa e proprio per portare le cure di base più vicine alle persone sono stati aperti i 6 dispensari diocesani che già permettono a molti di ricevere delle cure ad una distanza ragionevole. Molti villaggi sono ancora distanti, le richieste per l’apertura di nuovo dispensari sono frequenti, ma occorre integrare queste richieste nel tessuto sanitario dello stato. Purtroppo i dispensari statali non funzionano bene, il personlae è irregolare, mancano farmaci e materiale e manca una supervisione regolare, ma sarebbe poco utile raddoppiare i servizi.
Il lavoro sul terrritorio va migliorato ulteriormente e andrà spinta, anche se occorre molto realismo, la partecipazione locale, ma questo non può risolvere i problemi più gravi e l’ospedale, anche se lontano 60 Km, deve rimanere un punto di riferimento certo. La situazione di isolamento, le strade difficilmente percorribili rendono ardui anche i progetti di volontariato locale per l’assistenza e il trasporto di ammalati dal villaggio all’ospedale. Purtroppo la solidarietà nella nostra regione è molto selettiva e non è facile trovare un gruppo di giovani disposti a trasportare urgentemente un malato grave dal proprio villaggio fino in ospedale. Occorrerà insistere senza lasciarsi scoraggiare dalle difficoltà incontrate.

La politica dei prezzi che l’ospedale segue è centrata sull’obiettivo di ridurre al minimo il margine beneficiario, ma anche di tendere all’autofinanziamento, almeno per quel che riguarda le spese vive di funzionamento: rinnovo dello stock di farmaci, materiale e reattivi, pagamento del personale e della manutenzione ordinaria, accantonamento di una riserva minima destinata al rinnovamento delle apparecchiature. Si tratta di un esercizio arduo e che obbliga anche alla vigilanza per garantire che tutti coloro che possono pagare le nostre tariffe minime lo facciano, che il personale non sprechi e che il lavoro sia produttivo.
Nonostante questi sforzi occorre riconoscere che molte persone non possono affrontare la spesa delle cure. L'ospedale assiste gli ammalati che si presentano con gravi malattie e solo in seguito chiede il pagamento delle cure prestate, questo comporta una notevole perdita di bilancio in fatture mai saladate, ma riduce il rischio che malati gravi non ricevano assistenza come invece capita altrove.
L'uso parsimonioso di mezzi diagnostici e di farmaci è un altro strumento utile per ridurre il costo delle cure, non sempre è possibile e sovente solo l'esperienza clinica permette di usare al meglio questa strategia che ha molti altri vantaggi. I giovani medici sono abituati alla prescrizione di lunghe liste di farmaci e modificare questo costume non è agevole, allo stesso tempo molti malati si rivolgono a noi per potersi sottomettere a qualunque costo ad una radiografia anche se non servirà a capire meglio di cosa soffre.
Il progetto agricolo, nato per promuovere delle attività adeguate ai malati di AIDS, è diventato uno strumento per permettere a molti malati di pagare le proprie cure. Da un punto di vista contabile si tratta solo di un movimento di scritture del debito visto che non si tratta di attività redditizie, ma ha un notevole impatto educativo. Alcune famiglie hanno l'abitudine di dedicare alcune giornate a questo lavoro per garantire un “deposito” per preparare il parto oppure per gli imprevisti sanitari. Si tratta quindi di un abbozzo di risparmio sanitario che deve essere organizzato meglio e promosso, anche e soprattutto per l'effetto moltiplicatore che potrebbe avere.
La cassa di credito per i malati cronici non ha, purtroppo, avuto successo. La maggioranza dei malati ha accumulato debiti senza dimostrare la volontà di saldarli o almeno di mantenerli a livelli ragionevoli. La chiusura di questa cassa di solidarietà ha certamente ridotto il numero dei malati cronici regolari nella presa dei loro farmaci. Sembrerebbe impossibile per il momento riproporre uno strumento analogo per evidenti ragioni di bilancio, ma la promozione del risparmio per le cure o altre forme di “assicurazione sanitaria” dovrebbero essere immaginate e proposte.

Rendere culturalmente più accessibile ai malati l'ospedale resta un obiettivo da perseguire constantemente, in una dinamica  di scambio reciproco. In molti casi questo adattamento è puramente casuale, dettato dalla necessità e dalle circostanze, ma non si tratta della soluzione ideale. E' necessaria una riflessione per stabilire quali siano gli elementi logistici, diagnostici e terapeutici in cui è possibile intervenire per facilitare il dialogo tra una medicina moderna e la cultura locale senza rinunciare ne alla qualità delle cure, ne ad un patrimonio culturale organico.
La presenza dei famigliari in ospedale per assitere i malati è un esempio di questo adattamento dettato dalle necessità più che da una scelta consapevole: l'onere di preparare il cibo per gli ammalati aggiungerebbe delle spese impossibili da sostenere per l'ospedale, allo stesso tempo permette all'ammalato di accettare più facilmente la separazione dal proprio ambiente e l'inserimento temporaneo in un contesto estraneo.
Nel caso dei malati cronici è evidente che la comprensione culturale stessa della malattia rende dificilmente accettabile a molti malati la terapia prolungata che viene loro proposta; quale adattamento è possibile e accettabile garantendo delle cure corrette e una compliance discreta?
Nei prossimi anni sarebbe auspicabile realizzare uno studio su questo tema, l'ideale sarebbe poter instaurare una relazione con qualche univerità e proporre lo studio come tesi  che potrebbe ad esempio riguardare lo studio delle ragioni addotte dai nostri malati ipertesi per la scarsa compliance alla terapia. Si tratta di ragioni prevalentemente economiche oppure culturali e tra queste si tratta della comprensione delle cause della malattia, dell'efficacia di farmaci tradizionali/occidentali, oppure del maggiore o minor supporto famigliare?
La possibilità di disporre di acqua di buona qualità è un altro problema che tocca questo tema. La prevalenza di infestazioni parassitarie trasmesse attraverso l'acqua potabile è elevatissima nella nostra regione, ma la compliance della popolazione per l'utilizzo di sistemi semplici di trattamento dell'acqua a domicilio è estremamente bassa. Comprendere quali ne siano le vere ragioni potrebbe offrire uno strumento utilissimo per prevenire malattie potenzialmente gravi.

Occuparsi delle patologie rare o che causano esclusione del malato dal loro contesto sociale

Tra le malattie tropicali quelle che possono essere considerate rare sono numerose. Sono le malattie di cui si parla poco sulle riviste scientifiche e che vengono curate con gli stessi farmaci o gli stessi protocolli terapaeutici che venivano utilizzati parecchi decenni fa. Altre malattie, come la Malattia Reumatica sono diventate malattie non più rilevanti nei paesi sviluppati, ma ancora molto diffuse nei paesi poveri, ma oramai "orfane" degli sforzi della comunità scientifica per studiarle e identificare nuove terapie più efficaci o meno tossiche . Della tubercolosi si è già parlato, la diffusione delle forme multiresistenti è certamente è stato causato anche dalla politica sanitaria imposta dalle grandi agenzie internazionali, ma anch'essa è una malattia della povertà, e senza questo inatteso soprassalto, sarebbe rimasta una malattia dei paesi poveri.

L'ospedale ha potuto controllare efficacemente il pian endemico tra la popolazione pigmea della regione con alcune campagne di trattamento capillare, attualmente i rari casi che vengono diagnosticati sono casi di importazione.

I tentativi fatti per trovare una collaborazione accademica per un lavoro di ricerca sulle origini delle uveiti posteriori così frequenti nella nostra regione si sono scontrati con le difficoltà economiche ancora insormontabili, resta però vivo l'interesse per comprendere se, come ipotizzato, la causa possa essere la Loa Loa.

Abbiamo identificato alcune aree probabilmente contaminate dal Mycobacterium Ulcerans, tutti gli ammalati che arrivano in ospedale con un'ulcera di Buruli provengono da queste aree situate lungo il fiume Bomokandi. Sarebbe utile insegnare alla gente di queste aree come proteggersi dalla contaminazione e comprendere meglio la patogenesi della malattia per proporre terapie più efficaci.

La guerra panafricana che è stata combattuta sul suolo congolese tra il 1996 e il 2004 e la cui coda ancora prosegue ad agitarsi nelle zone di frontiera della notra provincia, ha causato grandi spostamenti della popolazione e con essa anche delle malattie endemiche. Negli ultimi anni i casi di schistosomiasi stanno auemntando in modo preoccupante, e da rari casi di importazione stiamo passando a casi autoctoni sempre più frequenti. Abbiamo segnalato alle autorità sanitarie statali il fenomeno, ma non c'è stata risposta. Prevenire la contaminazione delle acque superficiali e dei molluschi acquatici sarebbe in questo momento ancora relativamente semplice, ma occorrerebbe la volontà politica di affrontere il probelma e i mezzi economici per uno studio e per la campagna di prevenzione.

La regione è endemica non solo per la filariosi a Loa Loa, ma anche per altre filariosi tra cui la Wulkereria Bancrofti responsabile dell'elefantiasi. Questa patologia è  causata anche dalla reazione alle polveri del suolo che penetrando attraverso i pori cutanei determinano una reazione linfatica. Si tratta di patologie estremamente invalidanti e le cure rimangono estremamente aleatorie.

Integrare le attività nel piano sanitario nazionale, cercando anche di avere un ruolo di stimolo la dove può essere necessario

L'ospedale ha da sempre cercato di integrare le proprie attività a quelle proposte dall'autorità sanitaria nazionale. Per 15 anni ha svolto il ruolo di ospedale di riferimento per il ditretto sanitario e uno dei suoi medici era il il medico responsabile del distretto, ma questa esperienza non riduce la fatica che viene sperimentata quotidianamente nel mantenere una relazione equa e proficua.  Il personale, pur essendo riconosciuto non riceve alcun salario e così pure il funzionamento dell'ospedale non è in nessun modo sostenuto dallo Stato. Al contrario le tasse di importazione di farmaci e materiale sanitario arrivano al 40% del valore della merce, una situazione paradossale tenuto conto che nulla di tutto ciò viene profotto nella Repubblica Democratica del Congo.
Tutte le attività di priimary health care sono integrate e in molti casi completate  dallo staff dell'ospedale e dei centri sanitari periferici, per evitare rotture di stock e quindi pericolose interruzioni di trattamento, l'ospedale acquista anche dei farmaci di riserva per la terapia della tubercolosi, in qualche caso anche per i vaccini antitetanici siamo stati costretti a completare i vuoti lasciati per evitare che le gravide rientrassero senza ricevere il vaccino antitetanico.
L'autorizzazione ad iniziare la terapia antiretrovirale dipende da un corso che le autorità sanitarie provinciali organizzano in collaborazione con i finanziatori internazionali, lo scorso anno abbiamo sollecitato l'inserimento anche del Distretto sanitario in cui lavoriamo nel programma rendendo l'ospedale Anoalite disponibile per coprire una parte delle spese. Il preventivo di spesa fatto era di 15.000 USD per un corso di 15 giorni, la richiesta di una revisione e di un corso di formazione più sobrio non ha ricevuto risposta.

Mi sembra che vadano intensificati gli sforzi per mantenere il massimo della collaborazione possibile con le struttura sanitaria nazionale e rispettare con scrupolo le indicazioni date, ma occorrerà anche promuovere quel ruolo di coscienza critica che fino ad ora l'ospeale ha saputo svolgere mostrando alla gente  che è possibile fare una sanità di qualità anche nella situazione in cui ci troviamo e con mezzi molto modesti mantenendo in primo piano la priorità della cura degli ammalati e la promozione della salute.

Assicurare il funzionamento dell'ospedale mantenendo come obiettivo l'autofinanziamento

Nel bilancio dello scorso anno si era fatto rilevare che finalmente, dopo 5 anni, il saldo era diventato nuovamente positivo, una ragione di tranquillità nell'affrontare il lavoro quotidiano. Accanto all'aiuto che molti ci offrono c'è stato l'aumento delle ricette prodotte localmente, dal lavor fatto e dal contributo che i malati hanno saputo dare per il funzionamento dell'ospedale.
Mi pare che siamo sulla buona strada, anche se ci vuole molto, molto realismo e non si possa erigere l'autofinanziamento al valore principale da perseguire.
Per il funzionamento dei dispensari periferici lo si realizza, con qualche difficoltà talvolta, e accettando uno standard di cure ridotto all'essenziale, ma come già detto, la credibilità di queste cure di base risiede nella possibilità concreta di far ricorso, in seconda istanza ad un ospedale meglio organizzato, con maggiori possibilità diagnostiche e terapeutiche. Tutto ciò costa, e costa sicuramente troppo per le possibilità della nostra gente. Se volessimo far pagare realmente le cure secondo un criterio puramente di pareggio di bilancio dovremmo curare solamente dei ricchi. E ce ne sono che vengono anche da molto lontano, ma non credo che l'ospedale Anoalite possa avere questa finalità.
Lo scorso anno, lavorando di più, lavorando meglio e curando più persone abbiamo potuto aumentare le entrate, ma direi che il punto da mettere in evidenza è la riduzione pro capite delle spese che ha significato per ogni malato una spesa inferiore per curarsi.
Non credo che nel breve termine sarà possibile garantire il funzionamento dell'ospedale esclusivamente con le entrate locali, resterà ancora a lungo un obiettivo da perseguire scandendo eventualmente delle tappe intermedie. Distinguere in modo chiaro la gestione ordinaria dagli investimenti in costruzioni o apparecchiature potrebbe essere uno di questi traguardi volanti. Creare una cassa per l'ammortamento dell'equipaggiamento, anche se per il momento poco più che simbolica sarebbe un'altro strumento utile  per affrontare nel futuro, anche in tempi di vacche magre, il rinnovamento delle apparecchiature.